Quando scompiglio e caos arrivarono in città. The Ninth 9ft & Single

When havoc and chaos came to town. The Ninth 9ft & Single
Nettuno, Varuna, Ba Ngu, Nyai Roro Kidul o Poseidone*: qualunque sia il nome con cui lo conoscete, o la conoscete, deve aver fatto un bel po’ di straordinari per servirci la mareggiata gonfia che abbiamo trovato arrivando in spiaggia questa mattina. Era una giornata grigia, avvolta da raffiche di vento e punzecchiata da qualche rovescio di passaggio. L’unica cosa bella che si potesse dire del surf di oggi era che era grosso. Per prima cosa, camminando sulla spiaggia accompagnati dal tuono dell’acqua che si abbatteva sulla riva, c’era in tutto una sorta di grave reverenza. La gente parlava a bassa voce, le parole strappate di bocca appena pronunciate dalla raffica che passava di corsa e le sparpagliava con disinvoltura e impertinenza. Oggi avremmo dovuto iniziare con la Divisione Maschile del Log, ma prima che i primi quattro si avvicinassero al bordo dell’acqua, su di loro era già calata una reverenza quasi divina. Avete presente l’espressione “cani pazzi e inglesi”? Da oggi anche i surfisti rientrano in quella categoria. Cavalcare le onde non era la cosa più pericolosa. La parte difficile era riuscire ad arrivare fuori, oltre il break, attraversando correnti di risacca impetuose e ribollenti e il caos della schiuma, con picchi che spuntavano spesso a intervalli casuali davanti all’area di gara e oltre. L’arroganza si pagava, e più di un surfista è stato ributtato giù, tra le rocce del frangiflutti sotto di noi, per mancanza di rispetto e per non aver letto correttamente la situazione. Ma una volta là fuori, quando iniziavano a remare dentro quelle onde grosse e sconnesse, ogni pensiero della lunga pagaiata verso l’outside sembrava svanire più in fretta di uno sputo sull’asfalto in una giornata bollente, mentre partivano su quelle bombe lanciandosi avanti, sopra e, in molti casi, dentro, con gli applausi della galleria che esplodevano lungo la riva. Roba da andare a istinto puro. Questi ragazzi si sono letteralmente fatti strada con le unghie attraverso le prime dodici heat del Men’s Log, finché non è arrivato il momento del secondo round. La giornata grigia restava attaccata come una gomma sotto una sedia; l’azzurro faceva capolino a tratti, ma veniva subito ricacciato indietro. A un certo punto un bagnino è andato in aiuto di un surfista rimasto intrappolato in quella terra di nessuno vorticosa tra riva e onde. Un paio di tavole sono diventate i sacrifici necessari per placare il vostro dio. Siamo entrati decisi nel secondo round sperando di chiuderla prima di domani, ma la marea in calo e il vento in aumento hanno fermato tutto intorno a mezzogiorno. Torneremo in acqua domattina. Le previsioni danno tempo migliore e mari più calmi. Vogliamo far entrare in gara le ragazze del log domani e speriamo in condizioni molto, molto migliori. Si intravedono cieli azzurri e un filo di vento. Una marea lunga e lenta che ci regala ore di puro piacere in surf. Stasera però facciamo festa. Una jam con cinque band. Ci aspetta una notte di musica live senza sosta, dalle sette di sera fino a chiusura. Ma basta parlare di questo: più avanti arriverà un post dedicato alle scorribande notturne; per ora torniamo al lavoro che abbiamo davanti. Assicurarci che tutti i nostri dèi siano allineati per domattina. *I nomi che culture diverse hanno dato al loro Dio del Mare. Immagini di Didit Prasetyoadiwibowo, Keli Bow, Giang GAW, James Bruce, Damea Dorsey