Mt Fuji Battle of the Bottom Link Racing

Mt Fuji Battle of the Bottom Link Racing

A tutti in Giappone: dopo questo testo in inglese c’è il giapponese.

Ogni uscita in gara che si rispetti sembra iniziare e finire con un lungo viaggio nel buio, dentro un furgone carico di moto, pezzi, benzina e piloti. Sveglia a ore impossibili, carichi fino all’orlo, lanciati lungo l’autostrada: la giornata aveva già tutti i presupposti per essere di quelle giuste. Alle prime luci, la sagoma inconfondibile del Monte Fuji si staglia nel cielo e ci dice che siamo vicini.

Dietro, la Firefly, pronta a essere battezzata in pista. Nata come il meglio di Honda nel 1960, ha passato gli ultimi due mesi della sua vita a mettere il “Super” nel suo nome “Super Cub”. Studiando i regolamenti, riprogettando e persino chiedendo l’aiuto del leggendario guru Honda locale Ted’s Special per il lavoro sul motore, questa macchina un tempo consumata dagli anni è stata ora completamente ripensata. A 55 anni portati con spirito giovane e con pochi pezzi disponibili pronti a scaffale, per settimane siamo andati a pieno ritmo con fresa, tornio e TIG. Fabbricando a mano, lavorando boccole, perni di snodo, controdadi e componenti delle sospensioni finché questa piccola moto è diventata più precisa, snella e fluida di quanto fosse il giorno in cui prese forma per la prima volta sul tavolo da disegno di Soichiro.

Arrivati all’ombra della montagna, con la brina che luccica ancora sulla pista, dita di mani e piedi ancora intorpidite dal freddo ma il battito che comincia a salire mentre il pensiero corre alla giornata che ci aspetta. Le macchine Battle Of Bottom Link scendono da furgoni stipati fino all’orlo come il nostro, pronte a godersi i ruvidi brontolii dei commissari tecnici. Tutte pre-1964, tutte con sospensione anteriore bottom link, la maggior parte con valvole in testa ad aste e bilancieri come la nostra, e molte irte di “migliorie” fatte in casa alla ricerca di velocità e maneggevolezza.

Con i primi giri di riscaldamento tracciati da piloti che si scrollano di dosso il gelo sotto lo sguardo attento dei loro meccanici, la giornata prende il via e il nostro collaudatore è pronto: il corto megafono della Firefly lascia uscire un battito deciso, mentre i due si preparano a unirsi al divertimento.

Gli sprint del mattino scorrono più veloci di quanto il marshal riesca a sventolare la bandiera a scacchi e la Firefly gira forte, anche se più indietro nel gruppo di quanto sperassimo. Tra una gara e l’altra, piloti, builder, spettatori e famiglie si mescolano nel paddock, ammirando le moto degli altri. La Firefly mette in scena il suo miglior show da pit lane, fermando tutti, dagli 8 agli 80 anni, per una foto o una chiacchierata. Qualcuno arriva perfino con il metro in mano: dubitiamo che il vantaggio resterà nostro ancora a lungo.

Il pomeriggio è pieno del ringhio di macchine più vecchie dei loro piloti, spinte al limite: cordoli sfiorati, pedane che baciano l’asfalto e, come miglior colpo di fortuna della giornata, una partenza in pole position nello sprint finale. Soprattutto, la Firefly ha dimostrato di essere pronta e desiderosa di correre.

Con le gare concluse e la sera ormai alle porte, i van si riempiono e defluiscono dal paddock. Sappiamo che non saremo gli unici a ripensare a questa giornata, una giornata che è valsa la pena vivere, durante il lungo viaggio di ritorno nel buio.

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Il 29 novembre 2015, ai piedi del Fuji illuminato dalla neve candida, allo Shiraito Speedland, TEAM DEUS ha preso parte alla B.O.B.L (Battle of bottom Link) come primo vero passo nell’avvio della sezione moto. Il pilota del team Yamamoto portava sulle spalle tutte le aspettative della squadra. Ma quale sarà stato il risultato...? L’altro giorno, al Nakai Inter Circuit, il pilota Yamamoto ha completato senza problemi il primo shakedown della moto. In realtà, però, la sua esperienza sulle due ruote si conta sulle dita di una mano. E oggi era solo la seconda volta che saliva sulla racing Cub del team. Anche per il team è stato un debutto in gara raro, praticamente tutto affrontato senza prove. Matthew Roberts, Director of Motorcycle Operations di DEUS e responsabile della preparazione della moto, sembrava un po’ irrequieto, forse preoccupato per la macchina. In parole semplici, la B.O.B.L è una gara riservata alle moto prodotte fino al 1964 e dotate all’anteriore di sospensione bottom link. Vale la pena spiegare anche l’aspetto meccanico, perché è una parte importante della corsa: al contrario delle sospensioni telescopiche, in cui la forcella affonda quando si aziona il freno anteriore, qui tirando la leva del freno la ruota davanti si solleva leggermente mentre la moto frena. È quel sistema che si trova sull’Honda Cub. Il pezzo forte di Matthew, che spiccava nel paddock, è un 50cc del 1960 restaurato e customizzato, portato fino a 60cc. Ha fatto dire al pubblico: “Incredibile come sia riuscito a customizzare un Cub fino a questo punto. È davvero bello”. Con la sua silhouette richiama le super-sottili racer europee da 50cc, come le DERBI spagnole, ed è una creazione stylish, curata in ogni dettaglio. La classe in cui si corre è la N50: niente frizione e motori da 50cc a 60cc, ma il margine di intervento sullo scarico è ampio e lo stile delle moto va dal quasi originale al decisamente racing. È una Sunday race familiare e handmade: 7 giri su un tracciato tecnico di 800 m, largo 8 m, pieno di curve. Questa volta si è acceso un vero duello, con 36 piloti nella classe N50 e 59 partecipanti complessivi considerando tutte le gare.