Devo dirlo: è stato un anno fatto di vette altissime e di cadute da lacrime per la 3x Motorcycle of Mojave Racing, servito nel modo crudele che le corse sembrano prediligere. Le gare off-road di endurance come le SCORE Baja non fanno sconti e, alla fine, il destino entra in gioco: a pochi fortunati va meglio che alla maggior parte degli altri. Personalmente, con le corse in Baja ho avuto un rapporto particolarmente tossico. Risale alla mia prima incursione da rookie, nell’estate del 2015. I guasti meccanici che ho vissuto negli anni mi hanno seguito come una nuvola nera fin da quel primo evento. Alla Baja 500 del 2015 fu l’errore di un compagno di squadra e il filtro dell’aria poi scomparso a chiudere la nostra giornata di gara con un motore cotto. Tenete presente che ero verdissimo e già felice di mettere un po’ di esperienza in cascina.
Ci vollero quasi due anni prima che riuscissi a tornare giù per un’altra Baja, questa volta la Baja 1000 del 2017. Ero lì con il mio grande amico, la leggenda, il compianto Carlin Dunne (RIP). Questa volta arrivavamo con più esperienza, avevamo un grande equipaggio e una Moto nuova di zecca costruita da JCR Speedshop: una macchina vincente, lo era davvero. Purtroppo, nonostante la preparazione di livello e l’esperienza del team, perdemmo lo statore (un guasto assurdo) più o meno a metà gara e riuscimmo solo a salvare l’arrivo. Un’altra botta dura, ma questa è la Baja e, nella mia testa, la sua reputazione stava crescendo.
Passarono altri due anni prima che potessi correre di nuovo in Baja. Diciamolo, è un’impresa costosa e, in realtà, ero stato super impegnato in altre avventure più tropicali… Ma questa volta sarebbe stato diverso! O almeno così pensavo. Per cominciare, ero in coppia con uno dei grandi di sempre delle corse in Baja: l’allora cinque volte campione Baja, Colton Udall. Un uomo che aveva vinto quasi ogni gara Baja a cui aveva partecipato. Per non parlare del fatto che aveva costruito praticamente ogni Moto vincente dell’ultimo decennio. Quell’anno ci iscrivemmo alla prima Baja 400, per fare un po’ di chilometri in sella e crescere come nuovo team, e dopo alcuni problemi al transponder chiudemmo la giornata con un deludente 3° posto. Io ero più che soddisfatto, ma il team, beh, diciamo solo che era abituato al gradino più alto e, comunque la si guardasse, noi non eravamo lì. Quando arrivò la Baja 1000 eravamo molto più affiatati e puntavamo alla vittoria. Con sotto di noi la nuovissima CRF450X di 2ª generazione Honda, salimmo in sella per correre. Più o meno a metà gara, mentre eravamo secondi assoluti, il motore cedette. Dannata sfortuna! (Ci abbiamo fatto un film, se vi interessano i dettagli… The Desert Said Dance
Comunque, ormai era tutto passato e, dopo aver trascorso gran parte del 2021 lontano dalle corse per una lesione al legamento crociato anteriore, all’inizio del 2022 ricevetti una chiamata dal mio amico Ciaran Naran. Era reduce da un paio di vittorie e da un titolo di classe nella divisione Pro Moto Limited, con un team con cui lo avevo messo in contatto quando ero giù in Baja. All’epoca aveva poca esperienza nelle corse in Baja, risorse limitate, improvvisava più o meno tutto quello che poteva e, in qualche modo, ce l’aveva fatta. Fortuna da esordiente? Non ne sono sicuro, ma so che la sua positività e la sua determinazione c’entravano parecchio; e non dimentichiamo che ha un gran manico, cosa che lo ha aiutato enormemente a cavarsela.
Ma torniamo a quest’anno…. Dopo quella chiamata di Ciaran alla fine decidemmo di fare squadra e affrontare la serie Baja Championship di quest’anno, articolata su quattro round. Chi di voi ci segue probabilmente ricorda la nostra esperienza al primo round, la Baja 250, dove, dopo un ritardo nella spedizione delle Moto, ci ritrovammo senza Moto per il pre-running (una componente cruciale, non solo nelle gare Baja, ma in qualsiasi gara). Fummo invece relegati a qualche bici presa in prestito che purtroppo finì per rompersi. Il giorno della gara, mentre eravamo in testa nella prima metà, la nostra Moto da gara fece atterrare Ciaran sulla testa. Senza più nulla nel nostro arsenale, archivieremmo quella come sfortuna, con forse una dose troppo generosa di eccesso di entusiasmo.
Ci siamo rialzati per il secondo round dell’anno, la Baja 500: ci siamo presentati a testa bassa e con gli occhi sul premio, con un unico obiettivo, eseguire un piano di gara costruito con cura, non commettere errori e portare la Moto al traguardo il più velocemente possibile. E, con la fortuna dalla nostra parte, abbiamo fatto proprio così. Il destino ci ha aiutati a ridurre al minimo i pochi imprevisti che ci sono capitati e alla fine abbiamo chiuso al 2° posto assoluto. Eravamo soddisfatti ma non esaltati da quel risultato, e sapevamo che era ciò che ci eravamo guadagnati; ma la sensazione generale era che il round successivo dovesse essere NOSTRO da vincere! Forse quella nuvola nera aveva preso un’altra strada!
Abbiamo lavorato, ci siamo allenati e abbiamo costruito la nostra macchina da gara con ogni secondo libero che avevamo. Abbiamo guidato insieme come team, ci siamo allenati insieme, abbiamo fatto il pre-running del percorso come nessun’altra squadra là fuori. La Moto ha ricevuto un motore completamente ricostruito e praticamente tutto il resto: volevamo assicurarci che un guasto meccanico non fosse la causa della nostra sconfitta. Arrivò il giorno della Baja 400 e la nostra strategia rimase la stessa della gara precedente. Eseguire un piano di gara costruito con cura, centrare tutti i riferimenti memorizzati nei giorni di pre-running, guidare a tutta e portare quella Moto al traguardo il più velocemente possibile.
Quella mattina, sulle colline sopra la linea di partenza a Ensenada, in Messico, c’era una nebbia eccezionale. La convocazione era alle 5 del mattino e io me ne stavo lì, esteriormente calmo ma forse con un po’ più di nervi del solito. Il desiderio di vincere per il team era più forte che mai e tutti sentivamo di meritarcelo. Nella preparazione non avevamo lasciato nulla al caso, e lo sapevamo. Quarta Moto a partire, sfrecciai lungo l’Highway fuori da Ensenada a 113 mph per circa 5 miglia prima di entrare sul tracciato sterrato di gara. Nei 70 miglia successivi mi feci strada con attenzione tra nebbia fitta e polvere, effettuando due sorpassi e portando la Moto al secondo posto assoluto. All’improvviso presi una botta in faccia: la cinghia del nostro dispositivo di tracking Stella si era rotta, mandando l’unità a rimbalzare ovunque. Rallentai leggermente mentre provavo a rimontarlo sulla staffa, ma ovviamente il terreno era così sconnesso che non riuscivo a farlo restare fermo con una mano sola. Dopo circa un miglio passato ad armeggiarci, dovetti fermarmi del tutto, strappare l’intero dispositivo di tracking dai suoi cavi e infilarlo nel gilet. Sarebbe diventato un problema da sistemare al pit successivo. Imprecando, ripresi il ritmo e arrivai stridendo al nostro primo pit, dove Ciaran sarebbe salito sulla Moto. Rimontammo il dispositivo di tracking e lui partì! Nel giro di circa un’ora aveva portato la Moto al primo posto assoluto e aveva subito staccato il gruppo con 17 minuti di vantaggio. Guidò in modo impeccabile e arrivò al checkpoint 1, il punto del nostro pit con assistenza completa, dove Nick Lapaglia sarebbe salito sulla Moto. All’improvviso e inaspettatamente, la Moto si spense e non volle più ripartire. Ci mettemmo tutti a cercare freneticamente una soluzione, stabilendo che le fasce elastiche del pistone avevano ceduto e che serviva rifare la parte alta del motore se volevamo finire la gara.
La nuvola nera sembrava essere tornata, o forse non se n’era mai davvero andata!
Taz, il nostro meccanico, si mise al lavoro e, cosa che trovo ancora incredibile, riuscì a far ripartire la Moto. Un’impresa miracolosa, considerando ambiente e circostanze. Nick salì sulla Moto e iniziò a riprendere alcuni piloti di altre classi, poi mi consegnò la Moto al miglio 320 di gara, da dove la portai fino al traguardo. Un’altra gara Baja persa, ma un sacco di lezioni imparate.
Ah, e se ve lo state chiedendo, ho deciso di fare amicizia con quella nuvola nera! Sapete il vecchio detto… tieni stretti gli amici, ma ancora più stretti i nemici!
- Forrest Minchinton / Team Deus Ex Machina
Fotografia di Brett Dickinson