Stavamo sfrecciando lungo la highway 395, un tratto di strada su cui ho passato più ore di quante voglia ricordare, ma d’altronde è inevitabile: è la porta da Los Angeles agli altipiani desertici del Mojave, la mia casa lontano da casa. Il van era carico con la mia CR500 del 1996, un bel po’ di attrezzi e qualche essenziale da campeggio. Filava via a 75 mph con il luogo di una gara da 100 miglia ben fisso nel mirino. Eravamo diretti verso una distesa di tumbleweed fuori dalla cittadina di Ridgecrest, CA, una terra di rocce e sabbia che negli ultimi sessant’anni e passa ha visto più gare di quante le spettassero. Il fatto che non fosse la prima gara da quelle parti aggiungeva solo fascino al posto, ed era destinato ad alimentare le storie che si tramandano attorno al fuoco. La storia delle corse non era l’unica ad affondare le radici in questi luoghi: i racconti della frontiera e i fantasmi di quei padroni di casa erano nascosti nella miriade di pozzi minerari crollati e campi minerari abbandonati sparsi nella valle per miglia e miglia.
C’è qualcosa nell’odore dell’aria del deserto e in un orizzonte senza ostacoli che alimenta una vera sensazione di libertà. Moto, benzina e campeggio non fanno che amplificare quel brivido. È tutto qui, e la crew di Biltwell l’ha capito alla perfezione. Essendo la loro prima volta nell’organizzare una gara nel deserto, hanno invitato qualche centinaio dei loro amici più stretti, messo insieme un anello di gara da 25 miglia e abbassato lo striscione di partenza verso le 10, più o meno.
Ma sto correndo troppo… Siamo arrivati tra gli altri van, rimorchi e tende nel tardo pomeriggio di venerdì e ci siamo messi subito a togliere le ragnatele dalla mia CR500 del 1996, soprannominata “Kamikaze”. Una bestia particolarmente capricciosa, nata come motocross due tempi da 500 cc, che con un grosso investimento di tempo e olio di gomito ho lentamente rifinito e trasformato in una vera arma da deserto. Certo, avrei potuto tirare fuori la più nuova macchina da gara per il deserto, ma ehi… questa era la prima Biltwell 100 e c’era la collezione più folle di moto vintage, moto da strada, Harley-Davidson, adventure bike e persino qualche minibike a strappo pronte a gareggiare, per non parlare dei personaggi altrettanto vari che le possedevano. Sarebbe stato un evento molto più incentrato sui bei momenti che sui tempi sul giro! Dopo qualche giro tirato attorno al campo, per scuotere la moto e fare qualche regolazione qua e là, la “Kamikaze” era al meglio possibile ed eravamo pronti, la mattina dopo, a tendere il cavo del gas e provare a sopravvivere all’evento da 100 miglia.
Con il sole che calava, il fuoco da campo diventò la luce più intensa nei dintorni e la gente arrivò come falene. Ogni nuovo arrivo accompagnato dal suono della ghiacciaia che si apriva, seguito dallo schiocco di una lattina di Gilly’s Lager ghiacciata appena stappata. Il narratore e fotografo preferito di tutti, Mr. Mounce Smith, tirò fuori alcune delle migliori ostriche della Baja California e si mise ad aprirle. Abbiamo buttato giù un po’ di carburante da gara per il corpo, quella conversazione densa che saliva e scendeva ed era perfetta per la mente, e una dose abbondante di risate che fa sempre bene all’anima. Uno sguardo attorno rivelava molti volti familiari in fila, ma c’erano anche più di qualche faccia nuova e persino un cane o due.
Ci siamo svegliati al rumore delle macchine e all’odore inebriante del bacon vicino al fuoco. Ho allacciato il mio paio di stivali preferito, afferrato il mio casco Bell e spinto la “Kamikaze” fino al briefing dei piloti. Corro nel deserto da quando avevo 11 anni, quindi era una scena familiare. Oltre 150 piloti raccolti in cerchio mentre Mr. Biltwell in persona dava il benvenuto, spiegava cosa fare e cosa non fare. Per quasi metà dei corridori era la prima volta allineati in 50 di larghezza per una partenza a tutta, e ragazzi, stava per diventare polverosa…
Al calare del nastro di partenza siamo scattati via; mi sono mangiato la scia di polvere e sassi di una decina di moto davanti a me mentre mi facevo strada alla cieca nel gruppo. Urlavo e facevo casino mentre superavo amici e compagni, cercando di risalire verso la testa. Miglio di gara 3, miglio di gara 6, un po’ di tira e molla con il pilota in seconda posizione. Il miglio 8 passò e avevo il leader nel mirino, innestai la marcia alta sulla Kamikaze e gli ero proprio alle calcagna, quando arrivò il disastro… La moto perse potenza e grippò. Accidenti, che fregatura.
A quel punto avevo un posto in prima fila e guardai l’intero gruppo di piloti superarmi nel tratto più remoto. Ero giù di morale? Certo! Ma diavolo, queste sono le corse! Poco dopo arrivò una Husqvarna vintage, tossendo fino a fermarsi davanti a me. Scuotemmo entrambi la testa, ci scambiammo qualche parola poco gentile sulle nostre macchine deludenti e ce la ridemmo.
Eccoci qui, su questa roccia che fluttua nello spazio, a cercare di sfidare la gravità stessa su un pezzo di metallo e gomma attraverso le pianure del deserto. La vita non è poi così male, e al camion avevamo una ghiacciaia piena di Gilly’s Lager fredde! Ora, se solo riuscissimo a trovare il camion….
Alla prossima!
- Forrest Minchinton