Diario della strada sterrata - Articolo del blog n. 1

Dirt Road Diary - Blog Entry #1
Allontanandoci dal tempio nel cuore della notte, con davanti a noi nient’altro che buio e una direzione. Una posse di smanettoni a combustibili fossili puntò dritta verso la costa est, con solo il porto a fare da meritata pausa sull’asfalto. La mareggiata scuoteva il nostro traghetto vissuto mentre arrancava attraverso alcune delle correnti più forti al mondo. Il sollievo del risveglio arrivò dalle acque protette del porto della nostra destinazione, mentre la traversata notturna giungeva al termine. Avevamo programmato di arrivare alle prime luci, ma le maree erano dalla nostra parte e fecero sbarcare il nostro gruppo sulla terraferma con un paio d’ore d’anticipo rispetto al sorgere del sole sull’equatore.
Partendo verso l’alba in arrivo, le note petulanti dei nostri scarichi gorgogliavano, borbottavano e rimbalzavano sui fianchi delle colline e sugli alberi della foresta, lasciando una briciola sonora traccia per chi era in coda al gruppo da seguire. Ci arrampicammo e ci facemmo strada a fatica attraverso il paesaggio imponente, finché ci fermammo alla nostra destinazione polverosa, con il suono delle onde che si infrangevano le onde chiamavano il trio di surfisti come una sirena con un marinaio, spingendoli a un rapido disimballo delle tavole e un ingresso veloce in acqua. Ne seguì una giornata a pagaiare e scivolare lungo la costa.
La mareggiata e il vento si sono spostati insieme verso sud, ispirando condizioni che non giocavano proprio a nostro favore. La misura c’era eccome, una cosa piuttosto insolita per metà ottobre. Mentre l’altezza delle onde continuava a crescere, i ragazzi restavano fuori, rientrando solo a terra per rifocillarci e recuperare le tavole perdute… La conseguenza di rinunciare al leg rope.
Mentre l’ultima luce del giorno scivolava via, lo facevamo anche noi, tornando da dove eravamo venuti ma questa volta avevamo una nuova destinazione nel mirino.