Il senno di poi… Una cosa meravigliosa

Hindsight… A Beautiful Thing
Ora che la polvere si è posata e le sbornie sono passate… più o meno, volevamo ripercorrere una fase importante del Deus 9’ & Single Log Fest 2012. Il Fish Fry… Fra noi, voi e un lampione, non avevamo la minima idea da dove cominciare con questa storia. Così, da portabandiera della filosofia della “brave new road”, abbiamo deciso di costruirlo a nostra immagine. Abbiamo deciso che dovesse parlare di persone diverse, tavole diverse, luoghi diversi e, visto che potevamo, giorni diversi. Con così tanti grandi surfer in arrivo durante la settimana precedente, abbiamo spalancato l’armadio al quiver Deus, dando ai primi arrivati accesso a craft che normalmente non avrebbero cavalcato o, forse ancora più importante, a craft per cui non sono conosciuti. Naturalmente il tutto si è mescolato alle tavole personali della gente, condivise come un sacchetto di caramelle sul sedile posteriore di un’auto in viaggio. Thomas e Jake, a quel punto, erano ormai saldamente insediati nella board bay e dobbiamo dire che sono stati fondamentali per far partire il dialogo. Uscite all’alba, poi di nuovo al Temple a vedere questi ragazzi tagliare e sagomare: è stato naturale che prendesse il sopravvento un botta e risposta fatto di foam che veniva raschiata e giri tagliati. Per lavare via sporco e polvere, una ride dei locali nel tardo pomeriggio ha riunito ancora una volta la combriccola. Così è andata per tutta la settimana, fino a quello che sulla carta era il culmine: il sabato giù a Pantai Batu Bolong. Sabato mattina e lo swell era ancora presente, così la gente si è sparsa lungo la costa verso i propri peelers preferiti, iniziando da ciò che desiderava prima di ritrovarsi davanti al Warung of Knowledge al Tugu, se lo conoscete, per il primo Fish Fry di Bali. Provate a immaginare una colazione tardiva guarnita da una collezione enorme di tavole alternative: potete farvi un’idea di com’era. Ci è sembrato dannatamente incredibile vederle arrivare lungo la spiaggia con quasi altrettanti mezzi di trasporto diversi: moto, un VW Kombi, il retro di alcuni camioncini e due furgoni Transit pieni. Era una distesa spettacolare di veicoli acquatici tutti adagiati insieme sulla collinetta erbosa. Cocco fresco, party waves, dialoghi e chiacchiere. Sorrisi e risate. Locali curiosi ed expat spalla a spalla con i grandi del logging. Bob McTavish dispensava opinioni dove e quando gli venivano richieste. Rick Pavell, anche lui presente, sorrideva a piena bocca distribuendo consigli e critiche a chi voleva bere alla fonte. Stare al sole, quasi all’unanimità, ha spinto tutti in mare. Quello che ne è venuto fuori deve essere stata la session più senza stress che Tugu abbia visto da anni. Kia, più di quasi chiunque altro, ha approfittato di questo buffet di tavole surfando ben sei tavole diverse nell’arco ristretto di quattro ore. Tanto di cappello. Abbiamo messo un segno sulla questione tavole, sapendo che ci saremmo tornati presto, abbiamo impacchettato tutto e ci siamo spostati duecento metri più su, al Deus Temple, per quella che molti ricorderanno come la serata del weekend. Com’è possibile, chiedete? Beh, una festa è una festa, ma questa era diversa… The Shapers Forum. Va detto, era tutto un po’ freeform. Abbiamo buttato un paio di divani sulla veranda sul retro, con un’aria vagamente da set di Oprah Winfrey. Direzione? Nessuno sapeva dove sarebbe andata. Non è che avessimo mai fatto una cosa del genere prima. Non c’era da preoccuparsi, però: l’MC, Monty, AKA the Duke, aveva fatto un sacco di compiti a casa e ha guidato con cura la conversazione attraverso varie epoche e design con l’abilità di un funambolo, anche se con stivali numero 12. Non guastava che condividesse il divano con uno dei padri spirituali del surf e dello shaping australiano, Bob McTavish, che a sua volta sedeva accanto al santo patrono dei Twin Fins, Rick Pavell. Thomas “Doc” Bexon era lì per aggiungere un’interpretazione moderna. Il pubblico era numeroso e super attento. Alex Knost ha preso in mano il Q&A con alcune domande incredibili, oltre alla propria visione del design delle tavole. Tutto questo in una sessione che non si ripeterà mai. Bisognava esserci. Una delle ultime domande a Bob, mentre stavamo chiudendo, è stata: se avessi 20 anni, con quale tavola viaggeresti, potendone portare solo una? Bob ha risposto: “7’2″ tracker”. Il pubblico è esploso… Predicava a chi era già convertito. Foto di Anthony Dood e Monty