Wheels and Waves ha ospitato ancora una volta il Deus Swank Rally; e anche se le previsioni di quest’anno sono state più clementi con noi, la giornata si è comunque conclusa in un pantano di due tempi vintage, rider esausti e un bel po’ di divertimento.
Parte del divertimento era vedere arrivare persone così diverse: furgoni arrugginiti, auto a noleggio, camion costosi… ma soprattutto tutti con a bordo preziose moto da dirt vintage.
Rider da tutto il mondo, cento moto vintage che cantano lo stesso inno e migliaia di spettatori, tutti lì per lo stesso motivo e uniti da una sensazione del tipo “amo l’odore della miscela al mattino”.
Il rider ospite, builder Deus e umile francese Jeremy Tagand ha aperto le danze spiegando il sistema con barile e cronometro (in francese e inglese) a una folla di rider impazienti.
La pista Swank di quest’anno aveva di tutto: un turbine di sentieri rocciosi, tracce profonde nel fango, salti da motocross e qualche tornante qua e là per tenere tutto sotto controllo.
L’aria che si respira a Wheels & Waves - l’aria che ci ha convinti a ripetere l’evento – è qualcosa di unico (potrebbe essere la benzina), ma è un mondo che ruota intorno a moto e tavole, dove Deus si sente davvero a casa.
Una volta concluso lo Swank Rally per la giornata, ci siamo diretti verso la nostra casa a Biarritz, il Tenement of Tenacity, per condividere qualche birra e scambiarci storie con altri rider.
Il team Deus France ha fatto di tutto per accoglierci per l’intera settimana, con eventi ogni giorno e ogni sera,
tra cui l’opportunità di vedere il primo progetto a quattro ruote di Deus con Cool’n’vintage, una mostra delle build di Jeremy Tagand, la première del film Death Rides a Horse, musica dal vivo ogni sera e una buona dose di vino francese e hot dog, che ci hanno resi tutti felici.
È emozionante vedere così tante persone sorridenti ed entusiaste, stupite da tutto ciò che il festival Wheels & Waves porta con sé. È questo che rende il festival di 4 giorni così dannatamente incredibile, e siamo onorati di farne parte.
Foto: Marco Renieri
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Wheels and Waves ha ospitato ancora una volta lo Swank Rally e, anche se quest’anno il tempo è stato più clemente, la giornata è finita comunque per diventare una rissa nel fango tra vecchi due tempi, rider sfiniti e tanto divertimento.
Parte dello spettacolo è stato vedere arrivare così tante persone completamente diverse tra loro. Alcuni con furgoni scassati, altri con auto a noleggio, altri ancora con pickup scintillanti, ma tutti con al seguito vecchie e spettacolari moto da enduro.
Sono arrivati partecipanti da tutto il mondo, centinaia di moto vintage che cantavano lo stesso inno al cielo, tutti lì per lo stesso motivo e accomunati dalla stessa faccia che diceva solo: “adoro l’odore della miscela di prima mattina”.
Ospite d’onore per l’occasione il customizer Deus e buon francese Jeremy Tagand, che ha aperto le danze spiegando a una folla di rider affamati il sistema Swank con bidoni e cronometri (in francese e inglese).
Il percorso non mancava di nulla: un’altalena di sentieri sassosi, tracciati immersi nel fango, salti da motocross e qualche tornante ben studiato che ha tenuto tutti con i piedi per terra.
L’atmosfera che si respira a Wheels and Waves – quella che ci ha convinti a tornare a questo evento – è qualcosa di unico (sarà l’odore di miscela bruciata). È un mondo che ruota attorno alla motocicletta e al surf, e in cui ci si sente a casa.
Il team francese di Deus ha fatto il possibile per dare il benvenuto a tutti per tutta la settimana. Con eventi giorno e notte, tra cui l’opportunità di vedere il primo progetto a quattro ruote di Deus in collaborazione con Cool’n’Vintage, una mostra fotografica delle build di Jeremy, la première di Death Rides A Horse - l’ultimo cortometraggio di Deus, tanta musica dal vivo, hot dog e una generosa quantità di vino francese per mantenere tutti di buon umore.
È sempre emozionante vedere così tante persone sorridere ed esaltarsi, prese da tutto ciò che Wheels and Waves porta con sé. È questo che rende questi quattro giorni di festival così dannatamente divertenti, e siamo onorati di averne fatto parte.
Foto: Marco Renieri





































































































































