Il respiro era corto, il corpo completamente rilassato, la mente urlava. A diciotto ore dall’inizio di quella che sarebbe stata una gara di ventidue ore e mille miglia, stringevo il manubrio della mia moto e tenevo il gas spalancato. Mi sentivo intorpidito e stanco mentre le condizioni da ipotermia iniziavano a farsi sentire. Un errore di calcolo all’inizio della giornata significava che avevo solo il gilet e qualche sporadica scarica di sangue dovuta allo sforzo fisico per tenermi al caldo, mentre il deserto della penisola di Baja scendeva sotto lo zero intorno a mezzanotte. Ora sembra scontato, ma in quel momento dovevo ricordare a me stesso che più andavo forte, prima avrei finito.


Arrivare all’ultimo pit stop per cento miglia fu un sollievo momentaneo. Mi fermai solo per fare rifornimento prima di continuare su per la montagna: il terreno era il più duro immaginabile e provare a descriverlo non gli rende giustizia. La temperatura precipitò finché persino il sudore mi fece rabbrividire. Privato del sonno e sfinito, io contro la penisola di Baja. Era l’ultimo round di quello scontro proverbiale e solo uno di noi poteva uscirne vincitore.


È in questa fase, nel tratto finale, che scendi in profondità nella tua mente, nell’ora più buia, un’esperienza psichedelica senza ayahuasca. Un luogo in cui prometti a te stesso che non tornerai mai più. Le ore svaniscono e alla fine appare la città di Ensenada, luminosa contro il nero profondo dell’Oceano Pacifico, e l’oscurità nella tua mente si placa; il sollievo ti avvolge come una coperta calda. Attraversare il traguardo è il suono della campana: il combattimento è finito e, così,
la fatica è già un ricordo lontano.


“Non vedo l’ora che arrivi l’anno prossimo”


dissi alla folla, e probabilmente lo pensavo davvero. Una stretta di mano, una medaglia da finisher, una birra celebrativa con i miei compagni di squadra e la soddisfazione di sapere che ce l’avevamo fatta. 2° posto Pro Motorcycle - Baja 1000 2022.